L’azienda californiana, forte del successo dei wearable, punta alla realizzazione di un device di rilevazione di cellule cancerogene.
L’idea è quella di poter trasformare l’attuale tecnologia degli activity tracker per tracciare l’attività cellulare, ovviamente non senza il supporto di modifiche fisiologiche specifiche che dovrebbero avvenire con l’utilizzo di una speciale capsula dalla cui digeribilità vengono rilasciate specifiche nanoparticelle nel flusso sanguigno capaci di rilevare l’indifferenziazione tipica delle cellule neoplastiche con un’adesività utile per la rilevabilità elettromagnetica stimolata dal bracciale stesso. Il progetto di Google X, ovviamente finanziato dai proventi derivati dal successo di Android, rappresenta une delle ricerche più interessanti, e forse fantascientifiche, che l’azienda californiana sta intraprendendo.
Benché i risultati siano ben lontani dal poter fornire subito un riscontro fattibile, Google X avrebbe già prodotto interessanti risvolti e tra questi vi sarebbe la realizzazione di pelle sintetica, del tutto similare allo strato cutaneo umano, necessaria per i test di valutazione della funzionalità del bracciale grazie alla sua adesione a braccia artificiali. Secondo i ricercatori al lavoro sul progetto il bracciale dovrebbe rendere luminose, a comando, le cellule rendendole visibili all’occhio umano favorendo decisamente la diagnostica e la precocità d’intervento rispetto le attuale possibilità.